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lunedì 25 gennaio 2016


Dove si parla della comparsa dei Mammiferi e dello sviluppo del fattore cerebrale



                            44-Soluzione vincente





Nonostante la immane catastrofe avesse portato alla apparente scomparsa di ogni essere vivente sulla faccia della terra e sembrò aver cancellato ogni segno di vita, i vegetali ricrebbero in silenzio, ma pian pino anche gli esseri viventi che avevano imparato a volare, ripresero a popolare l’aria, e con il tempo anche gli animali di piccola taglia uscirono dai loro nascondigli. I discendenti dei Terapsidi si erano salvati grazie alle piccole dimensioni, e col tempo ripresero a popolare le terre emerse. Erano animali a sangue caldo, già adattati al clima più freddo di quell’epoca e con molte caratteristiche del corpo e del metabolismo simile a quello dei futuri mammiferi. Solo dopo la scomparsa dei dinosauri,  riconquistarono gli spazi perduti dai loro antenati e rifiorirono in una esplosione di forme che non conoscerà più limiti. In breve tempo i mammiferi diventeranno i signori del pianeta, ma non fu facile per loro, una volta che ebbero la possibilità di evolversi verso le forme che oggi conosciamo. Animali con caratteristiche proprie dei mammiferi si svilupparono prima della nascita dei mammiferi veri e propri. Ancora oggi esistono alcuni animali in cui coesistono i quattro fondamentali stadi di passaggio dal rettile al mammifero. 


L'ornitorinco metà rettile, metà mammifero


Oggi infatti vive in Australia uno strano mammifero detto Ornitorinco che produce uova, esattamente come un rettile, le cova, ma presenta delle ghiandole mammarie a livello addominale attraverso le quali produce latte e allatta i propri piccoli. Altro mammifero, considerato come uno stadio di passaggio verso i mammiferi veri e propri, e tutt’ora vivente in Australia, è l’Echidna, simile ad un riccio, il quale, non solo trasuda latte, con il quale nutre i propri piccoli, ma cova le uova, prima della schiusa, anche in movimento. Esso infatti le porta in giro dopo averle collocate in una apposita piega del ventre. C’è poi il Canguro, sempre in Australia, nel quale non abbiamo più uova ma un inizio di gravidanza placentata. I piccoli nascono quando sono più che embrioni e vanno a collocarsi nella tasca ventrale della madre, per completare la loro maturazione all’esterno, succhiando il latte materno. Diversamente i mammiferi veri e propri sono totalmente placentati, mettono al mondo individui completi e maturi, per poi allattarli nel primo periodo della loro esistenza terrena. Questo dà una idea sommaria dei passaggi evolutivi cui sono andati incontro quei primi progenitori dei mammiferi prima di arrivare a mettere a punto un meccanismo riproduttivo perfetto. Il vantaggio di questi animali, capaci di tenere con sè i propri piccoli per un periodo di tempo, risultò subito ovvio e la soluzione fu vincente.




45-Sospettosi





Gli esseri di piccole dimensioni, discendenti dei Terapsidi, proliferavano sulla faccia della terra durante il regno dei dinosauri, che ad essi non avevano mai prestato attenzione. Erano vissuti sempre nella clandestinità, ma, non appena si presentò l’occasione, l’evoluzione ebbe terreno fertile per continuare a fare il suo lavoro, questa volta in tutt’altra direzione. Un lavoro che si incentrerà sulla attività cerebrale dove fino ad ora avevano la meglio gli istinti. L’attività cerebrale infatti aveva già cominciato ad affinarsi quando dovevano fare di necessità virtù per cercare di sfuggire ai pericoli rappresentati dai cugini dinosauri. Infatti i loro predecessori non ebbero vita facile e dovettero aguzzare l’ingegno per poter sopravvivere. Quindi in questi antenati dei mammiferi l’agglomerato di cellule che prendeva il nome di cervello, cominciava a trasformarsi. 



animali sospettosi

Aumentavano i collegamenti tra i neuroni e, in alcuni punti, si sviluppavano degli agglomerati di cellule da cui partivano gli stimoli capaci di elaborare delle risposte più complesse. La scatola cranica di alcuni animali era la sede di questa rivoluzione. Man mano che aumentavano la complessità e le dimensioni dell’organismo, aumentavano anche le connessioni e i centri dentro la scatola cranica. Negli animaletti che vediamo scorrazzare in lungo e in largo, dopo la morte dei dinosauri, per forza di cose, il cervello doveva essere più piccolo. Tuttavia cominciamo a notare delle differenze. Segno che un uovo tipo di connessioni  e soprattutto di centri si stanno attivando. Come si dice: la difficoltà aguzzano l’ingegno, e chi ha vissuto più in difficoltà dei nostri animaletti proto mammiferi? Sempre attenti a non farsi scoprire, a nascondersi, ad aspettare il momento propizio per uscire allo scoperto. Anche adesso che i dinosauri sono solo un ricordo dei loro predecessori e di pericoli non ce ne sono, essi hanno ereditato un comportamento e un atteggiamento comunque sospettoso, sanno di non essere né forti e né grossi per cui  pensano sia sempre meglio stare continuamente in guardia e devono scegliere la loro preda in modo che sia alla loro portata. Questo loro essere perennemente guardinghi e sempre sul chi va là si percuoterà anche sul meccanismo della riproduzione e nella maniera di allevare i figli, loro che avrebbero dovuto, come gli antenati rettili, depositare le uova e lasciarle incustodite per farle diventare prede succulente di altri animali più grossi.




46-Stratagemma




La terra dopo la scomparsa dei dinosauri si va quindi popolando di animali di piccola taglia che cominciò a risolvere, con un ingegnoso stratagemma, un grosso problema che era causa di una notevole mortalità prenatale dovuta alle predazioni che avvenivano, a tutti i livelli. Era, cioè, senz’altro meglio nascondere in qualche modo nel proprio corpo i prodotti del concepimento, che non lasciare delle uova incustodite alla mercè dei predatori. Portare con sé le uova da covare e i piccoli da accudire e allattare era senz’altro una soluzione idonea a permettere una maggiore sopravvivenza, nell’ambito di ciascuna cucciolata. Così si arriverà ad un drastico abbassamento della mortalità infantile, e, di conseguenza, non furono più necessarie cucciolate numerose. I cuccioli saranno in numero molto limitato e si arriverà, addirittura a parti gemellari o singoli. Inoltre l’allungamento del periodo della gestazione poteva assicurare un ulteriore vantaggio evolutivo di importanza non trascurabile: c’era più tempo, per consentire un maggior sviluppo della massa cerebrale, soprattutto della corteccia, e quindi della intelligenza. 



un mammifero e i suoi piccoli


Le cure materne neonatali e la simbiosi madre figlio rappresenterà, poi, il primo gradino di un processo evolutivo non più esclusivamente genetico, ma di tipo culturale, consistente nella possibilità e nella capacità di trasmettere  ai propri piccoli tutta  una serie di informazioni, esperienze e comportamenti. Ma un’altra caratteristica vincente di questi piccoli esseri, che consentì la loro sopravvivenza in qualunque ambiente e che altrettanto farà in futuro, fu l’omeotermia, e cioè la capacità di mantenere costante la temperatura interna dell’organismo grazie ad un raffinato uso del metabolismo e indipendentemente dalla temperatura esterna. Erano, insomma, degli animali a sangue caldo. Questo permetteva loro di compiere grandi sforzi continuativi, necessari, ad esempio, durante la lotta e la caccia, senza aver bisogno di “ricaricare le pile al sole” come facevano e fanno tutt’ora i rettili a sangue freddo. anzi, riuscendo a mantenere l’equilibrio termico interno. A causa del rapido metabolismo  avevano, però la necessità di rifornirsi continuamente di cibo, e, infatti, mangiavano di tutto, dai vegetali, foglie e radici, agli insetti e ai piccoli animali. Erano onnivori, essenzialmente dei roditori con delle mandibole provviste di denti molto sviluppati necessari per rodere la corteccia degli alberi. I suoi nemici sono i serpenti ed altri piccoli rettili con i quali ha imparato a convivere. A vedere uno di questi animaletti muoversi sugli alberi, sembra di vedere degli scoiattoli, dei topi o delle scimmie. Da questi animali di piccole dimensioni, nacque una linea evolutiva con caratteristiche ed abitudini simili a causa della frequentazione dello stesso ambiente: la foresta e gli alberi.



47-Rete ferroviaria





Da ora in poi nelle praterie, nelle foreste, nelle savane, nei mari, dilagheranno gli antenati dei mammiferi che, liberi di evolversi, senza avere praticamente nemici seri in grado di contrastare il loro cammino, aumenteranno le loro dimensioni. A parte le dimensioni, però, molti saranno gli elementi che faranno di questi animali i futuri dominatori del pianeta. Da ora in poi, è come se, a partire da quei piccoli mammiferi, ancora non del tutto tali, si dipanasse una gigantesca ed intricatissima rete evolutiva, lungo la quale compariranno e scompariranno nuove linee, si intrecceranno tra loro, alcune saranno più lunghe, altre meno, animali strani e sorprendenti per forma, grandezza e soluzioni evolutive, nasceranno e spariranno per dare origine agli animali moderni. I nostri piccoli progenitori se ne erano andati ovunque si erano formate montagne, mari, laghi, fiumi, boschi, deserti, savane, steppe, tundre, zone ghiacciate; dovunque il clima e gli ambienti erano pronti per approvare o bocciare le innumerevoli forme viventi che la libera e pressoché incontrastata riproduzione avrebbe generato. Ancora oggi ci stupiamo quando abbiamo occasione di vedere delle forme viventi strane che vivono in angoli sperduti del pianeta. Forse ormai non facciamo più caso all’elefante, con quella strana proboscide, o alla giraffa con il lungo collo, o all’alce con quelle strane corna; ma di animali strani e con appendici particolari, ne incontreremmo in numero sempre maggiore. Successe, insomma, quello che è sempre accaduto nella storia della vita: nel corso delle generazioni nascevano gli individui più strani e con le soluzioni evolutive più originali; l’ambiente poi si incaricava di bocciare con l’estinzione o promuovere con il premio della trasmissione dei caratteri genetici alle generazioni future. Per questo la intricata e fitta rete ferroviaria cui l’evoluzione dei primi mammiferi dette luogo, andò, con il passare dei millenni, sfoltendosi e ne risultarono solo quei binari, pur numerosi, che  popolano il pianeta nell’era moderna. 



mammiferi di oggi




Solo quelle specie, insomma, che hanno dimostrato di avere i requisiti per adattarsi all’ambiente, sono giunte fino a noi. La  prima cosa che colpisce è come, in poco più di 10 milioni di anni, alcuni animaletti piccoli come scoiattoli abbiano potuto dare origine a dei colossi come elefanti, rinoceronti e simili.. Sembra infatti di rivedere i pacifici dinosauri erbivori, divoratori insaziabili di fogliame. Questa in fondo è la prova che la evoluzione, se non fossero intervenuti fattori nuovi, avrebbe teso di nuovo a ricreare dei colossi; solo così, grazie alla propria stazza, gli individui avrebbero potuto lottare meglio per la sopravvivenza. Ma il fattore nuovo era ormai lì in agguato, anche se i nostri colossi ne sono ancora privi. E’ il fattore cerebrale.


mercoledì 30 dicembre 2015

Dove si parla della scomparsa dei Dinosauri, dello sviluppo della corteccia cerebrale negli esseri che verranno e della prima nota di colore in un mondo fino ad ora in bianco e nero.


40-Alba terribile




Oggi si fantastica su cosa sarebbe successo nel caso in cui i dinosauri non si fossero estinti Ma una cosa è certa, sessantacinque milioni di anni fa, alla fine del Cretacico, dopo 130 milioni di anni di regno sul pianeta terra, i Dinosauri scomparvero quasi all’improvviso dalla faccia del pianeta e con essi scomparve più del cinquanta per cento della flora e della fauna. I paleontologi parlano di una estinzione di massa di grandi proporzioni. Infatti negli strati geologici relativi a quel periodo c’è un grande buco, la mancanza totale di reperti relativi a qualsiasi essere vivente. La vita scomparve a causa  del fatto che, dal punto dell’impatto sulla terra di un grosso meteorite, si sollevò una grossa nube che  oscurò il sole. Per giorni e giorni la terra rimase nella oscurità più assoluta “Fu un’alba terribile, il cielo si aprì, un sibilo assordante lacerò l’atmosfera, poi uno schianto fece sussultare la superficie del pianeta. Le rocce si spezzarono. Lunghissimi crepacci si aprirono inghiottendo viventi e foreste, le cime delle montagne crollarono come per un terremoto milioni di volte più potente di quelli che verranno sperimentati nella storia dall’uomo. Un rombo spaventoso percorse la Terra, l’onda d’urto schiantò i timpani e fece scoppiare i polmoni o le branchie di qualsiasi animale, terrestre o marino si trovasse nel raggio di centinaia di chilometri. Un tsunami, un’onda di marea alta un chilometro, si sollevò sull’oceano e si avventò sulle coste, penetrando nei continenti per centinaia di chilometri, polverizzando tutto ciò che incontrava.” 











Chi descrive con singolare verismo gli avvenimenti che hanno portato, 65 milioni di anni fa, alla estinzione di massa dei dinosauri, è Franco Prattico, giornalista e divulgatore, nel suo “Dal caos... alla coscienza”. Non tutti gli studiosi però sono d’accordo sul fatto che un tale catastrofico evento possa essere stato provocato dalla collisione del pianeta con un asteroide, un fatto è comunque certo: la scomparsa dalla superficie della Terra fu quasi immediata e lo dimostrano gli strati geologici relativi al periodo fine Cretacico in cui scompare all’improvviso ogni reperto relativo ai grossi Sauri. Un reperto che è possibile verificare in tutti i continenti e alla stessa profondità. Questo perché al tempo dei dinosauri le terre emerse erano una unica isola, o quasi. Dopo di essi porzioni di terraferma, sotto la spinta del magma ribollente proveniente dalle profondità marine, si separarono tra loro, portando con sè anche i resti dei dinosauri che rimasero imprigionati sotto i successivi strati geologici. Se le cose fossero andate diversamente, forse oggi ci saremmo trovati ad avere rapporti con i loro discendenti. Per fortuna (per noi) ciò non si è verificato e ci piace ricordare i dinosauri avvolti da quell’alone di mistero e dal fascino dell’avventura. I dinosauri vissero in epoca così remota che la si può immaginare solo con le più straordinarie avventure della mente. Furono così enormi e bizzarri che nulla di simile era mai esistito prima, nè lo sarà dopo. E’ una situazione che ci da, comunque, un senso di sicurezza:  perchè ci piace continuare ad immaginare che tutto ciò che è mostruoso ed enorme appartenga ad un passato lontanissimo e sepolto da millenni di storia.


41-Corteccia




E’ un momento molto importante questo nella storia della evoluzione. Fino ad ora lo sviluppo cerebrale, che pure c’era stato, aveva portato allo sviluppo esclusivo degli istinti, di quella parte primordiale della massa cerebrale, che fa parte anche del nostro cervello, e che presiede agli istinti, alle emozioni, alle reazioni primitive, alle funzioni vitali come respirare, bere, mangiare, agli appetiti sessuali, a tutto ciò, insomma, che ha permesso agli animali di vivere, sopravvivere e riprodursi. Da adesso in poi comincia lo sviluppo graduale di una nuova porzione di cervello che prenderà il nome di corteccia, e che conoscerà il suo culmine, almeno per ora, nel cranio dell’uomo. La corteccia cerebrale, che anatomicamente avvolge il nucleo centrale costituito dal cervello primitivo, avrà la funzione, di guidare gli istinti, di utilizzarli nella maniera più idonea, senza spreco di energie, e incanalandoli nella maniera ritenuta più efficace e favorevole alla economia dell’organismo. Diversi esempi sono stati fatti per descrivere il rapporto che esiste tra queste due porzioni di cervello, due zone che non sono nemiche, ma alleate: ognuna infatti offre qualcosa all’altra. 






L’esempio più calzante è quello che paragona le due zone a cavallo e cavaliere: il cavallo sta sotto e fornisce la potenza, il cavaliere sta sopra e fornisce la conoscenza; insieme possono andare lontano. Può accadere talvolta che il cavallo si imbizzarrisca e disarcioni il cavaliere. Allora gli istinti prevalgono e dirompono. Sta al cavaliere riuscire a dominare il cavallo, reggendosi bene in sella e utilizzando le sue risorse. Esiste una sostanziale differenza nel modo di cacciare tra quei mastodonti con poco cervello e gli animali di taglia più contenuta e, comunque, il più delle volte, più piccola di quella delle loro stesse prede. I primi si gettavano all’assalto della loro preda già sicuri di essere in grado di sopraffarla, la azzannavano in più punti e in pochi minuti la riducevano all’impotenza. I secondi, invece, osservano da lontano le possibili prede, ne studiano le mosse, organizzano un piano d’attacco che potrà essere portato in solitudine o in gruppo. Isolano la preda che potrà essere un individuo giovane e di taglia più piccola degli altri componenti il branco o un individuo malato, ferito e non in grado di seguire il resto del branco, lo afferrano, dopo averlo inseguito, nel punto più vulnerabile e attendono, dopo averlo immobilizzato, che cessi di respirare per iniziare l’opera di smembramento. E’ una serie di operazioni abbastanza complesse che per essere messe in atto necessitano di un freno e soprattutto di una guida di quegli istinti primordiali insiti nel cervello primitivo. Il predatore di taglia media sa benissimo che non potrà mai gettarsi all’attacco, buttandosi a capofitto contro la sua preda, potrebbe finire preda di corna o di zoccoli, in quanto gli erbivori, per quanto stupidi, sanno capire il pericolo e difendersi. Essi devono e sanno attendere le condizioni favorevoli, e spesso sanno anche rinunciare ad un pasto lì pronto a due passi, se le condizioni non sussistono.


42-Un modello



I dinosauri, pur estinguendosi, hanno lasciato una testimonianza della loro esistenza. D’altro canto 170 milioni di anni di dominio sulle terre emerse, non potevano passare inosservati.. E se invece non fosse successo? Se i dinosauri non si fossero estinti e fossero rimasti liberi  di evolversi? E’ stato creato un modello partendo dalle caratteristiche fisiche di un dinosauro del Cretacico bipede e carnivoro, alto un metro e di 40 chili di peso, una cavità cranica con un quoziente di encefalizzazione pari a 0,3 (quindi parecchie volte più intelligente della maggior parte degli altri dinosauri, e intelligente  quanto i più progrediti tra i piccoli mammiferi suoi contemporanei); sembrava avesse il primo dito degli arti superiori perfettamente opponibile agli altri due muniti di artigli, il che avrebbe conferito all’animale notevoli capacità di manipolazione. Sembrava fosse provvisto di tutti gli ingredienti di successo che, in epoca più tarda, si noteranno nello sviluppo delle scimmie antropomorfe. Partendo da un simile modello di dinosauro realmente esistito nel Cretacico si è ipotizzato, ammettendo una tendenza verso cervelli più voluminosi, già manifesta prima che i dinosauri sparissero, che il dinosauroide avrebbe sviluppato, oggi, un quoziente di encefalizzazione di 7,1, che rientra nella gamma dei valori propri degli esseri umani. La faccia invece, sarebbe stata relativamente più piccola; gli occhi grossi e ovali, caratteristici dei dinosauri. Il collo sarebbe stato più corto in quanto sarebbe stato difficile portare un cranio più grosso all’estremità di un collo lungo orizzontale. 







La coda, non essendo più necessaria per controbilanciare il collo, sarebbe scomparsa; la pelle sarebbe munita di squame e gli arti superiori avrebbero sempre tre dita. Sarebbe presente l’ombelico, data la trasformazione da ovipari in vivipari, come i mammiferi, ma non avrebbe i capezzoli, in quanto, a differenza dei mammiferi, nutrirebbe i piccoli con cibo rigurgitato, come fanno gli uccelli. L’assenza di organi sessuali esterni continuerebbe ad essere tipica dei rettili. Il dinosauroide sarebbe oggi un animale vigoroso a sangue caldo, e sarebbe probabilmente vissuto in una comunità di cacciatori, avrebbe probabilmente avuto voce da uccello e forse anche un certo tipo di linguaggio. Il suo livello di intelligenza non sarebbe pari a quella dell’uomo di oggi, ma non si esclude una evoluzione di tale modello verso specie più evolute e intelligenti. Ma oggi ci piace correre con la fantasia dei bambini, dietro lontanissimi mondi lussureggianti di vegetazione rigogliosa e popolati da mostri in perenne lotta tra loro, forse per scaricare il nostro innato bisogno di violenza. Al limite possiamo permettere che questi esseri mostruosi turbino, di tanto in tanto, i nostri sogni, ma senza sconvolgere più di tanto la nostra esistenza. I dinosauri, comunque durante la loro lotte fratricide, non prestarono mai attenzione a tanti esseri, di piccole dimensioni, che pure proliferavano sulla faccia della terra. E sarà proprio grazie a questa fauni piccoli esseri, vissuti fino ad allora nella clandestinità, che, non appena si presenterà l’occasione, l’evoluzione avrà terreno fertile per continuare a fare il suo lavoro, questa volta in tutt’altra direzione.

43-Fiori




La frattura della Pangea e la conseguente  rivoluzione nell’assetto delle terre emerse, che prende forma durante, e subito dopo, il regno dei dinosauri, porterà alla trasformazione del  clima che diventerà più variabile, non troppo caldo nè troppo freddo, ed oscillante a seconda delle stagioni; caratteristico, insomma, di territori dove la crosta terrestre si alterna con grandi masse d’acqua. Zone dove le masse d’acqua sono poco profonde, saranno destinate, con l’aumento della temperatura e la diminuzione delle precipitazioni, a prosciugarsi dando luogo a deserti o a immensi territori dalla rada vegetazione detti savane. Nascono nuove varietà di piante, le foreste non sono più piene soltanto di alberi colonnari, dal fusto verticale: spesso sono piegati, contorti, con rami bassi. E’ una vegetazione molto più simile a quella attuale. Una vera e propria rivoluzione nel mondo vegetale permise, 100 milioni di anni fa, di dare un tocco di colore e di profumo alle zone verdeggianti del pianeta. In questo periodo infatti spuntano le prime varietà di piante munite di fiori. Il primissimo fiore che vide la luce in quelle giornate di 100 milioni di anni fa, fu molto profumato e simile ad una magnolia. 







Esso ruppe finalmente la monotonia dei colori e dei profumi, diffondendo nell’aria gradevoli effluvi diversi da quelli della resina e del muschio. Questo fiore è giunto miracolosamente fino a noi, praticamente intatto: probabilmente un incendio lo ha carbonizzato, conferendogli la durezza necessaria per rimanere integro e seppellito dai sedimenti. La funzione del fiore era quella di attirare, con il colore e con il profumo, gli insetti che si incaricarono di accelerare il processo di riproduzione portando in giro il polline prelevato all’interno del fiore. Grilli, libellule e coleotteri già facevano il loro lavoro. Più tardi anche farfalle ed api. E i dinosauri non erano minimamente turbati dalla presenza dei minuscoli e fastidiosi animaletti volanti. Piuttosto si può dire che essi delegarono il compito di insidiare la sicurezza degli insetti ai loro cugini volanti, gli uccelli. La immane catastrofe che portò alla scomparsa dei dinosauri 65 milioni di anni fa sembrò aver cancellato ogni segno di vita; per centinaia e centinaia di anni non una traccia rimase come testimonianza del recente passato. La vita sembrava scomparsa per sempre dalla faccia della terra; silenzio e desolazione erano ovunque. Ma i vegetali ricrebbero. Era questa ed è tutt’ora questa la grande forza dei vegetali: tornare a crescere, con il tempo, anche là dove morte e distruzione sembrano aver seminato il deserto. Occorreva solo del tempo. e infatti, dopo due milioni di anni le foreste avevano ripreso a vivere, e, con esse i pronipoti di quegli animali che, soprattutto per le loro piccole dimensioni, erano scampati alla immane catastrofe di fine Cretacico: animali di piccola taglia, discendenti di quei particolari rettili denominati Terapsidi.

giovedì 26 novembre 2015


dove si parla del passaggio dalla forza bruta alla intelligenza


35-Forza bruta




I rettili ormai sono in piena espansione. Seguendo il corso dei fiumi, contornati da vegetazione fittissima, hanno abbandonato quelle foreste dal caldo umido e soffocante. La scena ora si è fatta più varia e la zona è piena di vegetazione, corsi d’acqua, torrentelli che scendono a valle; l’aria è più fresca, ma il sole picchia sui sassi disseminati lungo i corsi d’acqua. Il primo rettile giunto in questo ambiente idilliaco  è stato un piccolo animale insettivoro che trovò un insperato banchetto, per di più senza la presenza di predatori. Seguiranno poi  rettili dalla taglia sempre più grande, pacifici lucertoloni erbivori con un corpo massiccio e tondeggiante, lunghi fino a tre metri. Sono grandi mangiatori di vegetali ed hanno un voluminoso apparato digerente. Questi animali sono, in genere, molto grandi, ma, molto vulnerabili. E allora anche per i nostri pacifici rettiloni arriveranno i tempi duri Sono sempre le prede ad attirare i predatori e...a soccombere. Cosa che accadrà ai nostri simpatici animaloni con l’arrivo dei loro simili, anch’essi muniti di vela, ma carnivori. In realtà questi rettili carnivori non è che arrivassero da chissà dove. Sono soltanto un ramo evolutivo diverso dai precedenti, e spinti dal loro vorace appetito, hanno trasformato il loro apparato digerente in modo da divenire carnivori. La bocca è piena di denti aguzzi adatti a strappare a brandelli la carne delle malcapitate vittime, la inghiotte senza masticarla e la sua voracità è forte. 





Le predazioni che questi animali compiono sono delle vere e propri lotte tra titani. Interi alberi scossi da una lotta furibonda tra giganti. Ma ad avere la meglio, alla fine, sarà sempre il carnivoro, anche se di stazza più piccola. L’erbivoro, si dibatterà a lungo, ma poi cadrà a terra con il collo dilaniato dai denti possenti e acuminati del vorace predatore. Una volta che l’appetito del carnivoro è stato placato non c’è più pericolo per gli altri rettili che si crogiolano al sole lì intorno. Questa forza bruta dei carnivori, in grado di atterrare i mastodonti erbivori, fu la naturale conseguenza dello sviluppo degli esseri viventi nel senso della grandezza in grado di rispondere solo ai propri istinti di cui quello della fame è uno dei più importante. La loro scatola cranica conteneva, si, un cervello, ma esso era ancora troppo primitivo. Erano cresciuti troppo nella loro mole, ma il cervello era rimasto a livello di quello della medusa, fatte le dovute differenze di grandezza. In quel periodo la crosta terrestre era ancora riunita in un unico grosso continente, ma cominciavano i suoi primi stravolgimenti grazie alla attività vulcanica interna. Le nuove zone createsi in seguito a questi stravolgimenti della crosta furono in breve colonizzate dai rettili che proseguirono nella loro opera di conquista di territori sempre più vasti. Ben presto si adattarono ai nuovi climi subendo le trasformazioni che l’evoluzione ritenne necessarie, per dare origine ad un ramo molto importante dei rettili: i Terapsidi.




36-Terpsidi




L’importanza dei Terapsidi sta soprattutto nel fatto che da questo ramo si svilupperanno in futuro i mammiferi. Infatti essi cominceranno a subire quelle trasformazioni che li porteranno ad assumere caratteristiche tipiche dei mammiferi: temperatura corporea costante (animali a sangue caldo), peli e pellicce per adattarsi alle zone più fredde, maturazione delle uova all’interno del corpo, cure parentali e latte dalle mammelle per i piccoli.  In questo periodo i Terapsidi occupano grandi spazi nella fascia equatoriale ed anche nei territori a nord e a sud dove il clima è più secco e la temperatura diminuisce. Le forme e l’aspetto che questi animali assumono sono veramente terrificanti e degni dei film dell’orrore. Teste piene di protuberanze, corna, creste, corpi massicci corazzati da piastre e borchie, ma anche alcuni con rivestimenti più lisci e privi di squame. Molti animali, evidentemente vegetariani, vivono in branco per potersi meglio difendere dall’assalto dei predatori carnivori. Anche a sud del pianeta i Terapsidi la fanno da padroni.






 Queste terre sono molto giovani; cento milioni di anni prima esse erano ricoperte di ghiaccio, mentre ora, dopo essersi spostate verso l’equatore, il ghiaccio si è sciolto rendendo disponibile una superficie crescente di terre che la vita non ha tardato ad occupare: prima le piante, poi gli invertebrati, ora i rettili Terapsidi. Anche qui mandrie di animali enormi ed erbivori scorazzano in lungo e in largo, divorano quantità enormi di fogliame, si abbeverano, stando sempre in gruppo, ai laghi e ai corsi d’acqua. Sono animali pacifici, ma, certo, quando sono contrariati e attaccano con la loro mole, sono dei veri e propri carri armati che travolgono ogni cosa. Si pensa combattessero le loro lotte per la dominanza e il possesso del territorio e delle femmine, cozzando le loro teste, dotate di ossa frontali di eccezionale spessore. Se sulla terra, come dentro il mare, il destino era quello di avere animali sempre più grossi, il cielo invece, era stato preso d’assalto da quegli insetti di cui abbiamo già parlato e che, da tempo, non facevano altro che saltare di qua e di là per sfuggire ai predatori, come facevano anche i loro progenitori dentro l’acqua. Essi all’incirca 310 milioni di anni fa  impararono a fare salti sempre più lunghi e inventarono il volo. Rimasero di taglia minuscola, si moltiplicarono all’infinito e continuarono a popolare i cieli e lo spazio aereo tra gli alberi delle foreste. Il loro ronzio diventò tutt’uno con il fruscio degli alberi d’alto fusto. Stavano senz’altro bene lassù al riparo da  tanti pericoli, mentre sulla terra la vita già da tempo era un vero e proprio inferno.


37-Uccelli




Prima che l’era dei dinosauri finisca, avviene un fatto importante che porterà alla nascita di esseri molto particolari. Le prime avvisaglie del fatto che un nuovo e importante ramo evolutivo sta per nascere, ci vengono dagli incontri che è facile fare in zone, a ridosso delle lagune costiere, dove una estesa ragnatela di piccoli corsi d’acqua, crea numerosi isolotti, pieni di verde e di piante, soprattutto bassi cespugli di felci. Qui è facile incontrare un curioso dinosauro le cui dimensioni sono quelle di... una gallina, una versione miniaturizzata degli enormi dinosauri bipedi. Rapido, timido, questo piccolo dinosauro si è adattato a una vita da predatore e opportunista. Ha un becco con i denti, due zampe con gli artigli, il corpo rivestito da piume e abbozzi di ali. Non vola ancora ma è sulla buona strada. In pratica è il terrore degli insetti e dei piccoli vertebrati che vivono all’ombra della vegetazione. Prima planando, poi con una sempre più attiva partecipazione, sbattendo le ali, lentamente il nuovo filone evolutivo trova il modo di mettere in pratica la nuova invenzione. Intuisce che ai vantaggi di poter catturare piccole prede e insetti per altri irraggiungibili, avrebbe sommato i vantaggi di poter sfuggire con facilità al pericolo degli ormai numerosi predatori terrestri. In questa epoca non è difficile vedere strani rettili di piccola taglia e con la forma affusolata solcare i cieli grazie al fatto che hanno sviluppato una membrana lungo gli arti anteriori, tesa a mò di ali. Eseguono più che altro voli planati, catturano pesci sotto il pelo dell’acqua e atterrano pesantemente. Sono timidi tentativi alla ricerca di strutture idonee per spiccare il volo e per mantenerlo a lungo. Dopo questo tentativo di creare una macchina volante, altri ne seguirono e i cieli si fecero sempre più affollati. 




Quello che sembra certo è che questi tentativi siano nati dalla necessità di doversi lanciare dai rami degli alberi, dove, evidentemente, molti rettili antenati, non ancora volanti, avevano preso a vivere. Basta vedere la facilità con cui si arrampicano alcuni rettili di piccola taglia come le lucertole e i serpenti. L’evoluzione di questo nuovo filone di animali volanti ebbe notevole successo in quanto si accaparrava delle nicchie che non erano state occupate da nessuno. Tanto che, prima della fine dell’era successiva, il Cretacico, e cioè 80 milioni di anni fa, quando siamo ancora sotto il dominio degli ultimi feroci dinosauri, nel cielo volteggiavano, numerose specie di uccelli, anche di tipo moderno (gabbiani e altri uccelli costieri). Il Giurassico è finito e con esso l’era dei dinosauri più grandi. Ci inoltriamo quindi nel Cretacico dopo un nuovo progressivo cambiamento climatico che ha finito per modificare le condizioni ambientali causando una nuova crisi di sopravvivenza per animali e piante. Il progressivo inaridimento del clima, ha portato, nei pressi dell’equatore, alla formazione di zone simili alla odierna savana, punteggiata qua e là da isole di fitta vegetazione.




38-Qualcosa di umano




Siamo a circa 125 milioni di anni fa. I drammi che qui si consumano consistono in scene di caccia molto diverse dal solito. savana, inframezzata da isole di fitta vegetazione. Siamo a circa 125 milioni di anni fa. I drammi che qui si consumano consistono in scene di caccia molto diverse dal solito.  Qualcosa deve essere cambiato nel meccanismo evolutivo durante il Cretacico. Innanzi tutto le forme sono meno gigantesche. Pur esistendo ancora dei colossi tra i dinosauri, è chiaro che cominciano a svilupparsi delle tendenze evolutive che puntano in direzioni del tutto nuove, magari verso lo sviluppo di una certa intelligenza. Non a caso, infatti, una strategia di caccia di gruppo (appostamento silenzioso, attacco di sorpresa, assalto fulmineo, diversificazione dei compiti, divisione delle zone da colpire e, infine, rispetto delle gerarchie del gruppo), lascia presumere l’esistenza, a livello individuale, di prestazioni cerebrali di un certo livello. Allora viene il sospetto che, dopo 150 milioni di anni di evoluzione, come esseri dominanti, finalmente qualche dinosauro cominci a mostrare un barlume di intelligenza. E’ possibile ciò? Questi carnivori sono animali bipedi, alti quanto un uomo ed hanno un cervello che, in proporzione, è nettamente più grande di quello di un qualsiasi altro rettile mai esistito. E’ superiore persino a quello dei mammiferi dell’epoca. E’ impressionante vedere con quale agilità e grazia le loro mani prensili a tre dita rigirino sassi e pezzi di tronco scrutando ogni anfratto con i loro occhi capaci di una visione frontale, in cerca di prede da divorare. Sembra che abbiano quasi qualcosa di umano, ma, naturalmente un rettile non è un mammifero, specialmente per quanto riguarda la struttura del cervello.




uno dei primi mammifari



 Il quesito è davvero inquietante e certo nessuno può dare una risposta affermativa, o negativa, anche perchè qualsiasi risposta sarebbe allo stesso tempo giusta e sbagliata non essendo corroborata dal riscontro dei fatti. L’unica cosa su cui dovremmo riflettere è la nostra maledetta e incrollabile  posizione di assoluto antropocentrismo. Siamo troppo convinti, e ci crediamo ciecamente, che tutto sia cominciato per arrivare a noi. Pensiamo di essere al centro dell’universo, e non ci sfiora nemmeno l’idea che la nascita del gradino uomo durante la scala evolutiva, potrebbe non essere altro che una delle tante soluzioni possibili. E’ vero che il mondo e la sua storia non si sono fatti e non si fanno con i “se” e con i “ma”, però è anche vero che, se riuscissimo finalmente a scrollarci di dosso la nostra convinzione di essere “il fine ultimo”, potremmo capire più facilmente, ed accettarne la possibile esistenza, l’eventualità che intelligenze non necessariamente simili alla nostra, avrebbero potuto svilupparsi ad un certo punto del processo evolutivo. Non solo, ma capiremmo che il nostro non è affatto un punto di arrivo, bensì un punto di partenza verso un mondo forse “totalmente intelligente”.


39-Piccola taglia




Dieci milioni di anni sono un periodo di tempo sufficiente per permettere un rapido sviluppo evolutivo delle masse ossee e muscolari, e passare dallo scoiattolo al rinoceronte, ma insufficiente per permettere un aumento di volume del cervello, e quindi della intelligenza. Gli sguardi vuoti di questi animali sono la prova della loro stupidità; certo la loro vita è priva di stimoli, non hanno competizione per il cibo, nè predatori che possano impensierirli e, comunque, indurre comportamenti intelligenti. Corpo massiccio, carattere pacifico, protuberanze sul capo, zampe tozze, acquartierato preferibilmente tra pozze d’acqua e terraferma, il futuro rinoceronte sarà l’animale verso cui convergeranno diverse linee evolutive che si incroceranno e sovrapporranno, permettendo in futuro anche un discreto sviluppo della massa cerebrale. In alcuni punti del pianeta 38 milioni di anni fa, si aggiravano dei bestioni enormi dai quali, col tempo presero origine quegli animali detti ungulati, forniti cioè di zoccoli (cavalli, bufali, maiali, cervi, elefanti) i quali, non sono dei predatori, bensì delle prede. Di lì a poco, infatti cambieranno i rapporti di grandezza tra predatori e prede, grazie all’intervento del tanto atteso nuovo fattore. Fino ad ora ci è sembrato di assistere alla ripetizione di quanto avvenuto in precedenza tra i rettili o tra gli animali acquatici: per onorare il detto “pesce grosso mangia pesce piccolo”, ancora una volta la tendenza evolutiva si dimostra essere quella di creare grossi erbivori, ben pasciuti, a causa della loro voracità e della enorme disponibilità di vegetali, ma anche carnivori predatori ben più grossi, in grado di assalire e divorare, in perfetta solitudine le loro prede. Ma i mammiferi non erano come i rettili, e così la tendenza evolutiva portò gradualmente alla scomparsa dei predatori di grosse dimensioni e alla comparsa di generazioni di predatori che avevano una anatomia più agile  e un cervello più grosso.






 Infatti, 35 milioni di anni fa, comparvero gli antenati dei cani, delle volpi, delle manguste, dei felini, e più tardi delle iene. Stava per cominciare l’era in cui per cacciare non era più necessaria unicamente la forza bruta. In futuro, predatori più piccoli, agili e più intelligenti, si sarebbero trovati a cacciare delle prede che, sebbene più grandi, mai avrebbero raggiunto le dimensioni degli erbivori del passato. Nel caso di caccia ad animali di taglia più grande, questi predatori si sarebbero dedicati soprattutto ad elementi più giovani o malati e quindi più vulnerabili. Già questa capacità di scelta presuppone una certa forma di intelligenza; se si tiene conto, poi, che molti di questi mammiferi presero a vivere e quindi a cacciare in gruppo, si capisce che ciò porterà inevitabilmente a una specializzazione e una divisione dei compiti nell’ambito del gruppo. Ciò sarà reso possibile, evidentemente dallo sviluppo del cervello. L’aumento della massa cerebrale, quindi, dei neuroni capaci di elaborare le informazioni darà la possibilità, al cervello di questi animali, di utilizzare ed elaborare meglio i dati ambientali, cercando di risolvere a favore proprio, e del gruppo nel quale vive, i problemi relativi alla sopravvivenza. 


mercoledì 28 ottobre 2015

 ... nel corso dell'evoluzione,
 certe nuove funzioni non appaiono
improvvisamente, per un colpo
 di bacchetta magica,
 ma sono il frutto di una graduale
 trasformazione
che ha avuto il tempo di
costruirsi, senza un preciso obiettivo,
 ma che, a un certo punto,
può rispondere a una
nuova richiesta ambientale.
 Piero Angela

 

La terraferma si popola...... e si scompone

 

 

 
 
 
 
 
Dove si parla degli adattamenti al nuovo ambiente, dei nuovi esseri e della nascita dell'uovo, nonchè delle trasformazioni della crosta terrestre, e conseguentemente del clima
 
 
 
29-Insetti
 
  
Gli oceani sono diventati ormai molto popolati, la concorrenza è diventata agguerrita, i predatori non danno un attimo di tregua. Fuori di essi la vita sarà una incognita, ma c’è tanta pace, posto e cibo in abbondanza, e, soprattutto poca o nessuna concorrenza. Per quelle forme che, vivendo per molto tempo ai limiti tra acqua e atmosfera, hanno cominciato a pre adattarsi alla nuova situazione, creandosi gli strumenti idonei ad affrontare le nuove difficoltà, vale la pena tentare l’avventura. Coloro che sceglieranno di continuare la propria esistenza cullati dal movimento dell’acqua avranno una loro evoluzione che porterà nel futuro alla nascita di nuovi e più complessi organismi marini: nuovi e più enormi predatori nasceranno e la vita in acqua sarà sempre più difficile. Ma sulla terraferma le cose non andranno diversamente. Sarà diverso il palcoscenico ma la commedia della vita continuerà a dipanare la sua trama secondo un copione che gli attori sembrano aver mandato a memoria prima ancora di nascere. E intanto a popolarsi, fuori dall’acqua, non sarà solo la terraferma, ma anche l’aria.
 
 
 
 
 
 
 
Un tempo sulla terra vivevano libellule grandi come gabbiani. Illustrazione di Ned M. Seidler, National Geographic
 
Nel Carbonifero, infatti, gli insetti, hanno occupato molte nicchie e si sono dimostrati pieni di inventiva nello sfruttare gli spazi a disposizione. Fino a che riescono a compiere il prodigio: vincere la forza di gravità e a sollevarsi da terra, riuscendo a spostarsi nell’aria, cioè volando. La conquista dell’aria è un evento importante nella storia della evoluzione ed in futuro un gran numero di specie svilupperà in modo indipendente la capacità di volare, ma su come sia stato possibile inventare il volo se ne sa ancora molto poco. In questo periodo un gran numero di insetti adopera strutture esistenti da quando gli antenati vivevano ancora in acqua e cadute in disuso (branchie) per tentare l’avventura del volo, dapprima con balzi, poi con veri e propri trasferimenti in aria da un posto a un altro. Questo, evidentemente, per sfuggire ai grossi predatori, loro piccole creature, ma succulenti bocconcini per ragni e scorpioni. Esserini volanti di tutte le forme di tutte le fogge hanno preso a popolare, pertanto, i cieli sopra le foreste che enormi si estendevano in questo periodo, e gli unici rumori che turbavano gli sterminati silenzi di 310 milioni di anni fa erano il fruscio del fogliame mosso dal vento e il ronzio degli insetti volanti, prima tra tutti la libellula, con un’apertura alare di ben 70 centimetri, ma capace di volteggiare in aria con rara maestria.
 
 
30-Novità
 
 
Siamo ormai alla fine del Devoniano, è passato un solo milione di anni dal momento in cui il primo essere avanzò goffamente con le zampe sulla terraferma, Per tutti questi anni è rimasto signore incontrastato di questi luoghi fatti di pozze d’acqua con bassi fondali, pieni di cibo e lontano dai grandi predatori che qui non potevano giungere. Si serviva delle zampe per trasferirsi da una pozza all’altra, certamente non lo potevano impensierire ragni e insetti che ormai  si trovavano dappertutto, e si facevano la guerra tra loro. L’ambiente esterno è molto cambiato da quando i primi muschi lottavano per conquistare la terraferma; ora ci sono equiseti, felci di dimensioni impressionanti e grandi alberi, alcuni con la corteccia a squame. Questa fitta vegetazione fa da corona a vaste aree paludose, lagune e specchi d’acqua; l’aria è calda, umida e pesante, quasi afosa; le acque sono tiepide, con poco ossigeno e poco adatte alla vita dei pesci, che, infatti, sono ritornati in mare aperto. I nuovi esseri ora posseggono piccole ma importanti variazioni che permettono loro di adattarsi meglio all’ambiente. Le zampe sono sempre adatte al nuoto, ma all’interno presentano una struttura fatta di ossa e articolazioni; la colonna vertebrale è più robusta e massiccia, in grado di sorreggere il corpo sulla terraferma; i denti hanno una struttura che li avvicina a quelli degli anfibi, pur continuando ad essere soprattutto pescivori
 
 
 
 
Ichtyostega uno dei primi esseri viventi passato dall'acqua alla terraferma
 
 
. Gli occhi si stanno adattando a contatto con l’aria; si stanno infatti creando delle protezioni tramite le ghiandole lacrimali che inumidiscono, e le palpebre che puliscono. L’udito è diventato più adatto all’aria e si è fornito di un sistema per  amplificare i suoni. Per la prima volta appare ben definita la lingua, che diventerà l’organo del gusto per eccellenza. La pelle non è più a scaglie, ma ha un’epidermide flessibile e adatta a trattenere l’umidità, grazie a uno strato di muco. I polmoni funzionano sempre meglio ma la pelle resterà per tutti gli anfibi importantissima per la respirazione. la testa è coperta di robuste placche e tutto l’insieme ci fa già intravedere la struttura degli animali che potremo incontrare in questi luoghi fra qualche milione di anni. Intanto sulla terraferma le cose  hanno proseguito il loro corso: vermi, millepiedi, ragni, scorpioni e insetti di vario genere hanno invaso la terra e soprattutto le zone piene di vegetazione. Anche qui la guerra per la sopravvivenza è continuata spietata tra predatori e prede; millepiedi giganti si sono formati per meglio difendersi dagli attacchi degli scorpioni e, comunque, tutto questo mondo fatto di piccoli animali, ha avuto a disposizione un tempo lunghissimo per evolversi, senza la ingombrante presenza dei vertebrati.
 
 
 
 
31-Anfibi

 
La terraferma continua a popolarsi di esseri dalle fogge più strane. Tutti esseri che stanno modificando il loro sistema respiratorio passando dalle branchie ai polmoni; stanno costruendosi una impalcatura ossea sempre più resistente; si stanno munendo di uno strato esterno resistente al calore del sole; si stanno munendo di mascelle robuste perché fra non molto, qui fuori, ci sarà da mangiare abbastanza; si stanno munendo di zampe sempre più efficienti. Gli animaletti che colonizzeranno per primi la terraferma però, sempre restando nei limiti dei corsi d’acqua, furono i progenitori degli anfibi. Mancano 280 milioni di anni ai giorni nostri e queste foreste cominciano a popolarsi di strani animali che qui, sotto gli alberi, trovano cibo a volontà. Sono gli anfibi che hanno il loro habitat naturale in zone paludose e acquitrinose. Non si tratta solo di quelle forme che siamo abituati a vedere oggi (rane, rospi, salamandre, tritoni) sono soprattutto esseri di dimensioni ragguardevoli. Essi trovano negli insetti e negli altri animaletti che già da tempo abitano questi luoghi, dei bocconcini troppo piccoli, per cui si nutrono degli anfibi più piccoli, i quali a loro volta si nutrono di insetti e altri piccoli invertebrati. Ci sono anche grandi anfibi che adottano soluzioni diverse per vivere. C’è quello con grandi creste ossee, quello senza zampe che striscia come un serpente, quello simile a un pesce, quello con grandi placche difensive sul dorso, quello con il capo di forma triangolare, quello di due metri, un bestione dal corpo tozzo simile a un coccodrillo, le fauci piene di denti aguzzi.

 
 

 
Gli anfibi

 
 La loro mole è notevole e c’è tra loro chi si nutre anche di piccoli squali. La tecnica è quella che  adotteranno i coccodrilli in futuro. Se ne sta immobile sul fondale fangoso, sott’acqua; appena passa la preda ignara, si lancia fulmineo verso di essa con la bocca spalancata, sollevando enormi colonne di fango e rendendo torbida l’acqua tutt’intorno. I fondali bassi e paludosi sono diventati ormai il regno di questi anfibi la cui forma, mole e tecnica di caccia lascia presagire quali saranno i futuri abitanti del pianeta. Essi non si limiteranno a popolare le zone paludose, ma diventeranno per oltre 200 milioni di anni i dominatori delle terre, delle acque e dei cieli: i rettili. In effetti gli anfibi avevano  una struttura che li poteva far confondere con dei rettili, ma essi avevano ancora bisogno, per la respirazione, di aiutare i polmoni tramite la respirazione supplementare attraverso la pelle. Ma, quello che è più importante: la loro riproduzione avviene in acqua. Infatti essi al momento della riproduzione si comportano come dei pesci: tornano in acqua e depongono le uova dalle quali nasce una prole dotata di branchie che vivrà, fino ad un certo punto, nell’acqua. Una volta sparite  le branchie ed entrato in funzione l’apparato polmonare, il giovane anfibio si avventura sulla terraferma. In sostanza un grosso limite alla loro libertà di movimento. Essi infatti non si possono allontanare dalle zone d’acqua dalle quali dipendono sia per la riproduzione, che per la respirazione.
 
 
32-Uovo

 
Gli anfibi hanno ancora bisogno dell’acqua, per la respirazione. Nel tentativo di divenire totalmente indipendenti dall’acqua, ben presto adotteranno la soluzione più importante ovvero la deposizione delle uova. E’ possibile, infatti, che qualche antico anfibio abbia cominciato a depositare le uova in posti meno accessibili ai predatori, e la terraferma di allora, in questo senso, era più sicura. Man mano che quest’uovo si spostava verso la terraferma, cambiavano le sue caratteristiche. Il fine ultimo era quello di creare un uovo in cui fossero riprodotte le  condizioni dell’habitat acquoso dove, fino ad allora, avevano vissuto gli animali durante la prima fase della loro vita. In questo modo essi avrebbero continuato a svilupparsi in una cabina dotata di tutti i comfort all’interno, anche se depositato in ambiente ostile. Questa ennesima invenzione prende il nome di uovo amniotico. In questa maniera l’embrione non deve andare incontro a particolari trasformazioni; esso continuerà a svilupparsi in un ambiente liquido come prima. E in questo ambiente continueranno a svolgersi tutte le fasi del tradizionale sviluppo acquatico dal girino all’anfibio maturo.

 

 

 


 

 

L'uovo amniotico

 

 Con la formazione dell’uovo, quindi l’embrione si sviluppa all’interno di questo guscio ed esce solo quando ha completato il suo sviluppo. Le prime uova risalgono a 300 milioni di anni fa, e, certo, i primi tempi furono molto duri; non fu facile far affermare una trasformazione così rivoluzionaria, ma alla lunga la selezione naturale alla base della evoluzione dette ragione ad una soluzione che permetteva agli animali di vivere in qualsiasi ambiente senza dover dipendere dall’acqua. Il primo animale che avrà le strutture di sostegno come i grandi anfibi, come loro respirerà con i polmoni e  deporrà le proprie uova sulla terra, invece che nell’acqua, è un lucertolone di venti centimetri rettile a tutti gli effetti. Compare sul pianeta 300 milioni di anni fa e la sua discendenza vivrà parallelamente alla popolazione anfibia che, poi, verrà  decimata consentendo solo la sopravvivenza dei piccoli anfibi. Il passaggio graduale tra queste due forme (anfibio-rettile) avvenne pertanto nel tentativo di divenire totalmente indipendenti dall’acqua, anche per la riproduzione, ovvero la deposizione delle uova. Una volta uscita e diventata indipendente dall’acqua, la vita troverà un nuovo importantissimo fattore di condizionamento nei cambiamenti climatici. Le variazioni di teemperatura e di umidità, i cicli stagionali, l’influenza dei ghiacciai, della piovosità, dei venti, della siccità, la diversità climatica tra le coste e l’interno, tra le pianure e gli altipiani, costutiscono una novità, rispetto alla vita in acqua con la quale i nuovi esseri che nasceranno dovranno fare i conti. Una realtà che influenzerà non poco l’evoluzione futura determinando trasformazioni, traumi, diversificazioni, nuovi sviluppi, estinzioni.

 

33-Rettili

 

Il salto di qualità avvenne  270 milioni di anni fa quando sulla terra comparvero i primi rettili, animali dal corpo massiccio e tondeggiante lunghi fino a tre metri. Non siamo più nelle foreste equatoriali dal caldo umido e soffocante. Siamo in luoghi per lo più distanti dalla fascia equatoriale dove non fa più tanto caldo, lungo torrentelli e fiumiciattoli contornati da una vegetazione fittissima. Sui sassi all’aperto, però, il sole picchia. Quello che era il regno di insetti, ragni e millepiedi si preparava ad accogliere i nuovi abitanti della crosta terrestre. Essi erano per lo più erbivori e di cibo ne avevano in abbondanza. Animali a sangue freddo che avevano bisogno del sole per aumentare la loro temperatura interna,  nel senso che il loro metabolismo, e quindi anche la loro efficienza, dipendeva dal calore esterno che essi riuscivano ad incamerare; per questo se ne stavano, come oggi fanno ancora le lucertole, per lungo tempo immobili sotto il sole a picco. Essi avevano anche adottato delle soluzioni capaci di aumentare la loro capacità di incamerare calore. La pelle ormai secca e resistente, non serviva più come aiuto per la respirazione. Come negli anfibi, la respirazione è totalmente polmonare; e allora vediamo che alcuni di questi primi rettili hanno allargato molto il corpo, una enorme schiena utile per raccogliere quanto più calore possibile dal sole per aiutare il metabolismo interno. Altri rettili invece hanno sviluppato una curiosa vela sul dorso, una sorta di immenso ventaglio di pelle tesa da una serie di bacchette ossee. Una fitta rete di vasi sanguigni sotto la pelle assorbiva il calore che poi trasmetteva a tutto il corpo. Un vero e proprio pannello solare che costituirà una innovazione vincente e sarà adottata da diversi animali di quel tempo, in quanto era in grado di migliorare notevolmente le loro prestazioni fisiche. Ma oltre a ciò la cosa più importante è che questi rettili presero ad aumentare la superficie corporea a contatto col sole, di conseguenza assumevano una mole sempre più enorme. Rettili dallo stomaco enorme che divoravano quantità indescrivibili di foglie e piante. E diventano sempre più grossi e dall’aspetto sempre più terrificante, corpi massicci e corazzati da piastre e borchie, teste piene di protuberanze corna e creste. Sono sistemi di difesa utili per combattere tra loro per il possesso del territorio e per difendersi dai rettili carnivori che scorazzano da queste parti. Si stanno aprendo gli scenari in cui i dinosauri la faranno da padroni. Rettili sempre più grandi, sia erbivori che carnivori che divennero in breve padroni della crosta terrestre allora denominata  Pangea, una unica crosta solcata da fiumi, con laghi, mari e lagune interne, e ricoperta da fittissima vegetazione. Il dominio di questi lucertoloni che arrivarono a dimensioni inimmaginabili (addirittura alcuni erbivori avevano la stazza di un camion col rimorchio), durò  fino a sessantatre milioni di anni fa, con gli erbivori a divorare grosse quantità di fogliame, e i carnivori a sbranare  gli erbivori in una caccia cruenta ed ispirata dalla sola forza.

 
 
 
 
34-Permiano
 
 
Man mano che si procede nella era geologica detta Permiano, avvengono grossi ed importanti stravolgimenti della crosta terrestre che avranno il loro culmine circa a metà del Permiano (260 milioni di anni fa) e che porteranno a profonde modificazioni del clima. le terre emerse che, fino ad allora erano grosso modo divise in due grosse parti, vanno gradualmente unendosi per dare luogo alla Pangea, un unico grande continente che sarà lo scenario dei futuri eventi. Ma, quello che è più importante è che le terre situate  nell’emisfero sud, stanno risalendo pian piano verso i tropici con la conseguenza di un notevole riscaldamento e scioglimento dei ghiacciai. La fascia equatoriale non è più quel paradiso caldo e umido, ma diviene teatro di una instabilità crescente: a periodi umidi si alterneranno periodi secchi, ma sempre con una temperatura elevata. Se dentro gli oceani non ci sono grossi problemi, così non è fuori dell’acqua, per quegli esseri che hanno già popolato le terre emerse: i rettili rimasti nelle zone equatoriali, ma soprattutto gli anfibi che, bisognosi in continuazione di acqua, si trovano spiazzati nel dover affrontare i periodi di siccità.
 
 
 
 
 
 
 
La Terra nel Devoniano
 
Sono passati 20 milioni di anni da quando, all’inizio del Permiano la fascia equatoriale era piena di anfibi perfettamente adattati e rettili.. Ci sono dappertutto paludi, laghi, stagni, lagune, grandi e piccoli corsi d’acqua costellati di fitta e rigogliosa vegetazione. Ora tutto è cambiato completamente, siamo in piena stagione arida e la siccità ha devastato l’ambiente. L’acqua si è prosciugata quasi ovunque e per gli anfibi questo è stato un dramma; i fondali sono secchi e la terra è piena di crepe. Qua e là carcasse di animali in putrefazione giacciono sui fondali e nugoli di insetti appestano l’aria. Il sole a picco è implacabile e continua a far evaporare la poca acqua rimasta; non una nuvola in cielo per gettare un poco d’ombra, non una goccia d’acqua per portare un poco di refrigerio. Di fronte a crisi di così vaste proporzioni e cambiamenti ambientali così profondi, le risposte in natura solitamente sono di tre tipi: l’adattamento, la migrazione, l’estinzione. Gli anfibi, infatti, in questa seconda metà del Permiano, reagirono alla nuova situazione in maniera  diversa: alcuni si estinsero, altri sopravvissero dopo severe decimazioni, altri si adattarono, altri ancora migrarono. Per i rettili invece le cose non furono così drammatiche, certo molti morirono, ma la totale indipendenza dall’acqua permise loro di sviluppare nuovi adattamenti anche in climi più aridi. Ci furono poi, per loro, nuove possibilità di migrazioni in territori vergini favorite dagli spostamenti verso nord della crosta terrestre. Le nuove zone createsi in seguito a questi stravolgimenti della crosta furono in breve colonizzate dai rettili che proseguirono nella loro opera di conquista del pianeta; ben presto si adattarono ai nuovi climi subendo le trasformazioni che l’evoluzione ritenne necessarie, per dare origine a diversi rami che avranno diverso destino.